Home » Friends » ETERNAL SPRING (Italian version) – A page of the novel, by Loredana

ETERNAL SPRING (Italian version) – A page of the novel, by Loredana

loredana1.1Ma……nella mia vita ho provato tante cose, finita la scuola media, volevo fare la parrucchiera allora via con la scuola da parrucchiera, solo perché la mia migliore amica aveva scelto quella scuola, io non avevo una vera vocazione per i capelli o un talento innato per le acconciature, ma non sapendo cosa fare mi ci sono buttata…. ero anche bravina, voglio dire lavorandoci con impegno e abnegazione avrei potuto riuscire, ma dopo pochi anni capii che non era la mia strada. Ero sempre stata portata per l’arte, i miei disegni sempre stati apprezzati da tutti ,mi iscrissi all’Istituto d’arte di Pesaro, scelsi stilista di moda, presi dei bei voti e complimenti per i miei disegni….ma la sartina neanche quella era la mia vocazione, la squadra e i cartamodelli non facevano per me. Smisi la scuola dopo due anni, e alla maggior età andai a lavorare in fabbrica in un maglificio, le mie compagne di lavoro erano subdole e feroci, specie con le nuove arrivate, prive di sentimenti e di slanci affettivi, un ambiente opprimente, resistetti un anno poi diedi a tutti il buon servito.

Presi in gestione un ACLI con altre quattro ragazze, feci la barista, lavoro impegnativo avere a che fare con il pubblico, e soprattutto con altre quattro socie, che non facevano altro che litigare fra loro, io ero la più pacifica, da amiche che eravamo dopo un anno di attività, ci sopportavamo appena. Finita anche quella esperienza lavorai per una ditta di pulizie, sveglia alle cinque del mattino per andare a pulire uffici, mi era stato dato di tenere in ordine anche una piscina comunale con tanti spogliatoi, ero brava nel mio lavoro e soprattutto operavo da sola, pulivo quando non c’era nessuno e nella solitudine senza che nessuno ti rompe è un sollievo. Ora pulire cessi non era il massimo delle mie aspirazioni, anche se dignitosissimo, allora andai a fare la stagione estiva in un bar ristorante immerso in un residence in riva al mare. Per tre mesi lavorai senza sosta e senza giorno di riposo, dallo stress, di notte andavo in sonnambula, me ne accorsi perché mi ritrovavo alcune volte i vestiti sopra la sedia vicino al letto, che naturalmente non avevo preparato il giorno prima, ma che puntualmente quando dormivo andavo a prendere dall’armadio e me li appoggiavo nella sedia.loredana2.2.

Insomma per farla breve, vi dico che ho provato tanto: aiuto cuoca in un ristorante macrobiotico, il loro cibo era sano e buonissimo, poi segretaria in un centro assistenza di lavatrici e vari elettrodomestici. Andai a fare pure un corso per massaggiatrice Ayurvedica, primo e secondo livello e riflessologia plantare, ma di clienti ne vidi pochi, io ero portata, anche il mio maestro di massaggio Simone mi disse che ero in gamba, dopo avergli praticato un massaggio completo che dura pressappoco un’ora, ma abitando in un paesino di soli trecento anime circa, non vi era materiale su cui lavorare e senza metterti in regola non potevi farti pubblicità, le tasse mi facevano paura. Fra tutti questi mestieri scrissi anche un romanzo, una famosa casa editrice mi fece un contratto interessante veramente, ma essendo un esordiente dovevo acquistare un tot di copie, ed io non avevo soldi, mi erano serviti per vivere, comperare la macchina, per fare i vari corsi… e in quel periodo che mi fecero il contratto, ero pure disoccupata, chiesi i soldi in prestito a mio padre ma rifiutò.

I miei amici dell’infanzia avevano tutti un lavoro, io ero la più scapestrata, la gente del paese mi cominciava a guardare con sospetto, risultavo come una persona instabile che non si accontenta mai di niente e che non si impegna fino infondo, forse avevano ragione. Cominciarono a parlare male di me, mi cominciarono a cucire addosso pure delle bugie, che ero lesbica, che ero una strega, per il mio interesse per le medicine alternative e l’esoterismo, perché ero aperta e curiosa, insomma troppo strana per quel paesino ristretto. Dopo tutte queste maldicenze incominciai ad essere sola, la gente mi mal sopportava. Gli amici tutti si allontanarono da me, non avevamo più interessi comuni. Rimasi chiusa in casa per anni, senza che nessuno si azzardò di farmi visita. Allora incominciai un apprendistato sciamanico sotto la guida di un vero sciamano Shuar un italiano addestrato e iniziato nella selva Amazzonica, quello fu il periodo più sorprendente e magico della mia vita, conobbi cose che la gente comune si sogna solo di sapere e vidi cose che non è dato vedere a nessuno ma solo ai prescelti. Ma quella è un’altra storia che forse un giorno avrò la forza di raccontare.

Gli amici disinteressati a me con le loro belle strade spianate, molti si erano sposati e ognuno ormai si faceva i cazzi propri, e i miei naturalmente, ma alle dovute distanze. Conobbi Clara una Siciliana trasferitasi nel nostro paesino da Palermo, il marito aveva avuto un contratto di lavoro in un cantiere navale nella città vicina; Clara era diversa da tutti gli altri abitanti del paese, molto solare e sicura di sé, poi mi raccontò che diversi paesani l’avevano messa in guardia su di me ,stai lontana le dissero non è normale è tutta strana, ma lei non era abituata a dare retta ai pettegolezzi, voleva vedere in prima persona, quindi mi diede prima confidenza poi diventammo amiche, io le piacevo, perché mi disse: sei buona e penso l’unica persona sana che ho conosciuto in questo paese, lei mi piaceva perché non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno, era autonoma e molto intelligente. Così ripresi a vivere, ad uscire, il caffè a casa di Clara, le molte idee in comune sulla vita, il rispetto reciproco mi avevano donato quella serenità persa, la sua famiglia era deliziosa, il marito un bravo ragazzo molto serio e ben educato, i figli a loro volta molto ben educati e rispettosi.

loredana3.3Passarono gli anni, oramai avevo la mia amica Clara e un convivente, Cristian, che era un mio ex ragazzo in difficoltà, senza lavoro senza casa, aveva bisogno di me, io non ero più innamorata di lui e neanche lui di me, ma sapevamo che l’uno poteva contare sull’altro, eravamo un eccezione, dopo l’amore o presunto tale una vera e forte amicizia. Vivevo con questo ragazzo Cristian, nella casa di mia nonna, dove ero nata, mio padre si era risposato andando a vivere in città, i miei due fratelli sposati pure loro, la nonna era molto anziana, aveva novantacinque anni, e bisognosa di cure, mi presi cura di lei, ed io e Cristian andavamo avanti con la sua pensione, non potevo fare altro, il mio lavoro era prendermi cura di mia nonna ventiquattro ore su ventiquattro, e poi cosa potevo inventarmi? Dopo il 2008 una crisi spaventosa aveva investito il mondo intero, e in particolare il nostro paese ne risultò molto colpito. Chi non aveva perso il lavoro era davvero fortunato, la disoccupazione era arrivata alle stelle, anche il marito della mia amica Clara aveva perso la sua occupazione con questa enorme crisi, le fabbriche chiudevano, i negozi cambiavano gestione in un batter di ciglia, il mondo del benessere che conoscevo era finito.

Clara andava avanti come poteva, con la disoccupazione di suo marito aveva incominciato a lavorare lei, andava a servizio nelle case da signore benestanti, era veramente eccezionale nel suo lavoro e molto richiesta, aveva preso un bel giro, faticava otto ore al giorno e pulire otto ore al giorno era assai più stressante di qualsiasi altro impiego ,lo so per esperienza .Nella nostra disperazione ci unimmo ancora di più, il rito di prendere il caffè dopo cena era rimasto, ma i discorsi erano cambiati, tante preoccupazioni e incertezza sul futuro, cercavamo di farci coraggio come potevamo e di ridere sui pettegolezzi stupidi che sentivamo uscire da quel paese. Forse sono stata troppo dura con la gente del mio paese, è che i paesini sono così, tutti si conoscono e il passatempo preferito è parlare l’uno dell’altro, tanto cosa ci vuoi fare così è la vita.

Mia nonna camminava con le stampelle ,una notte si svegliò si mise a camminare al buio, sentimmo un gran rumore, mia nonna era caduta rompendosi il femore, subito ci alzammo a prestare soccorso, arrivò la croce rossa che la portò in ospedale, quando tornò a casa le avevamo preparato un letto idoneo, come quello dell’ospedale, ma mia nonna dopo l’operazione al femore non si riprese più, stette allettata per un anno intero, non gli andava più da mangiare e prendeva solo cose liquide che sostituivano il pasto, io la accudivo in tutte le sue necessità ,senza fargli mancare nulla, piansi tanto perché capivo che quella era una morte lenta senza potersi muovere e senza fare dei veri pasti. Tremendo, ma mia nonna non si è mai lamentata, mi ringraziava sempre ed era divenuta di una dolcezza infinita, ormai quella donna autoritaria e combattiva non c’era più, si era trasformata in un anima docile, credo che in quel suo anno di martirio e di digiuno, con una pazienza nel sopportare infinita, abbia raggiunto una specie di santità.

(Loredana)

Check Also

MYSTERY OF MYSTERIES: The door to all wonders

    The Tao that can be spoken is not the eternal Tao. The name ...